Educhè – Un laboratorio di integrazione culturale

Ente promotore: Educhè – Associazione di Promozione Sociale

Comunità coinvolta: Pavia

Bando: II 2020

Settore d’intervento: assistenza sociale, inserimento lavorativo, prevenzione del disagio giovanile

Importo stanziato dalla Fondazione: 6.000 Euro

«Non ci piace presentarci come un semplice doposcuola ma piuttosto come un meraviglioso laboratorio di integrazione culturale»: a parlare è Carla Raffone, presidente di Educhè, un’associazione di promozione sociale di Pavia, nata nel 2014. È con lei che inizia il nostro “viaggio” all’interno di una realtà ormai conosciuta e apprezzata, punto di riferimento per molti pavesi. Un catalizzatore di idee e di solidarietà che la Fondazione Comunitaria, grazie ai fondi territoriali messi a disposizione da Fondazione Cariplo, ha aiutato a crescere. Un team affiatato, composto soprattutto da volontari capaci di guardare negli occhi le persone, gli stranieri in cerca di aiuto, i giovani che hanno voglia di studiare e di diventare adulti.

L’ultimo progetto che abbiamo condiviso con Educhè si intitola “Un metro, due mascherine, tre libri …siamo ancora insieme”. Lo abbiamo accolto e sostenuto in un periodo particolarmente delicato e doloroso, quando l’emergenza sanitaria chiedeva risposte urgenti e tangibili e la pandemia stava toccando l’apice.

«Con il finanziamento da voi elargito – ci spiega Raffone – abbiamo potuto acquistare tutto l’occorrente per sanificare le aule e garantire che le lezioni in presenza si potessero svolgere nel contesto più sicuro possibile. Inoltre, vista l’inattività che molti ragazzi hanno dovuto subire in conseguenza dei lockdown e le scarse opportunità di socializzazione, abbiamo pensato che uno splendido modo per spendere i vostri soldi fosse acquistare un ping-pong e un calciobalilla».

(Carla Raffone)

Ma, effettivamente, di che cosa si occupa Educhè? Negli spazi dell’oratorio di San Lanfranco a Pavia offre un supporto allo studio a studenti delle scuole elementari, medie e superiori. Il servizio di doposcuola è aperto a tutti ed è gratuito grazie all’opera dei volontari, alle donazioni di privati e ai finanziamenti come quello della Fondazione. La squadra si compone d’insegnanti e professionisti in pensione, studenti universitari e liceali che regalano agli altri il loro tempo una volta alla settimana; a questi si aggiungono 5 educatori professionisti di vari ambiti disciplinari presenti a tutti gli incontri.

Eduché è attenta ai ragazzi che a scuola hanno difficoltà o che semplicemente hanno bisogno di un luogo dove svolgere i compiti sotto la supervisione di persone preparate.

«Il nostro obiettivo – ci racconta un volontario che incontriamo nella grande sala dell’oratorio – è garantire uno spazio di accoglienza, cercare di risolvere le difficoltà che i ragazzi trovano nel loro percorso di crescita, supportarli nei loro tentativi di orientamento formativo verso l’autonomia e la coscienza di sé. Vengono seguiti nello svolgimento dei compiti, nella preparazione a interrogazioni, esami e recupero dei debiti formativi, in accordo con le famiglie e le relative scuole di appartenenza. Partecipare al doposcuola di Eduché è facile e gratuito. Basta presentarsi all’oratorio di San Lanfranco il martedì e il giovedì dalle 16.00 alle 18.00. A tutti viene richiesta l’adesione al regolamento dell’associazione e la compilazione di un modulo di iscrizione che, per i minorenni, dovrà essere riconsegnato firmato dai genitori».

Non un semplice doposcuola, appunto, ma un crocevia di storie, esperienze, culture diverse, capaci di mettersi in relazione. Un modello di micro-comunità, un sogno diventato realtà, un’idea che vagolava nell’aria ben prima dell’avvio dei servizi. Era il 2003 quando un gruppo di volontari decise di supportare alcuni bambini delle scuole elementari nel loro percorso scolastico. Il compito non sembrava gravoso, così come non lo era il numero dei partecipanti: erano solo 10! Nel tempo il numero degli studenti è cresciuto e così quello dei “docenti”. Oggi Educhè conta circa 100 studenti di tutte le età, provenienti da 21 Paesi diversi, 40 volontari, 2 educatori professionisti e 8 studenti universitari.

I co-finanziamenti della Fondazione negli anni hanno consentito all’associazione di garantire continuità ai suoi servizi. Non è un caso che anche noi siamo consapevoli che per raggiungere dei grandi risultati e fare emergere nei giovani quei talenti spesso nascosti, bisogna circondarsi di persone con una particolare attitudine formativa, capaci di passione e attenzione per il prossimo. Alcune di esse – educatori professionisti e studenti universitari – hanno anche ricevuto un piccolo ma significativo compenso per la mansione svolta grazie alle Borse Lavoro che abbiamo creato con i nostri fondi perché da studente a studente si impara meglio.

«Ho avuto la fortuna di incontrare dei ragazzi camerunensi iscritti alla facoltà di Ingegneria informatica e Ingegneria meccanica. – sottolinea la presidente – Studenti di primissimo livello che, con i loro sforzi, stanno raggiungendo dei risultati accademici notevoli. Un’occasione così non potevo farmela scappare e li ho convinti a venire al doposcuola perché l’esperienza mi dice che vedere chi ce la fa, è uno stimolo motivazionale incredibile per coloro che non credono nelle proprie possibilità. Risultato? Tutti i ragazzi che i camerunensi hanno seguito in Matematica sono migliorati nel corso dell’anno».

Infine, se si studia in un posto accogliente, si è più stimolati ad avvicinarsi alle “sudate carte”. Per questo, grazie al Bando Cariplo Let’s go, Eduché ha potuto acquistare tavoli e sedie per le aule, computer per la DAD e device con le ricariche mensili per garantire il traffico online.

«Credo che per misurare il vero successo di un’azione educativa – conclude Carla Raffone – non ci si possa limitare a una sola stagione; un risultato autentico è come un albero che continua a germogliare, nonostante tu non te ne prenda più cura con la stessa assiduità e attenzione. Pochi giorni fa due ragazzi, che da adolescenti hanno frequentato il doposcuola di San Lanfranco, mi hanno telefonato pieni di gioia ed entusiasmo. Mohammed aveva appena consegnato la tesi e la prima persona che gli è venuta in mente di chiamare e ringraziare sono stata io. Naturalmente mi sono commossa. Ilona, dopo essere entrata al Collegio Borromeo e avere superato tutti gli esami dei primi due anni, è approdata a Ginevra per frequentare un Erasmus. Storie bellissime che mi fanno sperare che, grazie a tutti noi, il futuro sia in buone mani».

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